Cosa ho imparato da freelance Non a diventare ricco, ma... chissene!

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7.15. L’orologio vibra svegliandomi dolcemente. Un’altra giornata sta per cominciare e così mi alzo. Sembra un venerdì qualsiasi, ma in realtà è quel giorno: l’anniversario della mia partita IVA. Ti starai chiedendo: davvero lo festeggi? Ovvio, ma non per le ragioni che pensi tu.

DISCLAIMER: questo non è un post in cui ti spiego come mollare tutto, volare a Dubai, fare affari milionari e comprare un attico con piscina. 

Mi spiace, sono ancora uno dei tanti under30 che su Forbes non c’è finito (e mai ci finirà). Sono uno di quelli che ha ancora il limite della carta di credito sotto i 5000 €, che vive e lavora a casa con i genitori (un po’ per scelta, un po’ per necessità), che guida una comunissima auto ereditata

Sono un giovane che lavora come tanti, che ha ancora molta strada da fare; sono uno che sa ci vuole tenacia, come ha detto Luisa Carrada a Super Good Life; un quasi ventottenne che però è felice e soddisfatto delle vita che fa

C’è margine di miglioramento, sempre ci sarà, ma c’è qualcosa che mi riempie di gioia. Per esempio? Tutto quello che ho capito in questi tre anni di libera professione.

Impara a giocare in squadra. Il team è tutto!

Da solo? Non vai da nessuna parte. Innanzitutto perché se lavori da casa rischi di impazzire. In secondo luogo perché il confronto è fondamentale. Parlando trovi le soluzioni più disparate, le migliori. E, sai cos’altro? Le prime donne durano poco! Infine, non ho mai giocato a calcio, a pallavolo al liceo (durante le ore di educazione fisica con esiti disastrosi), ma mi sono sempre piaciuti i team. Ecco: anche nel lavoro puoi battere il cinque quando segni, abbracciarti con gli altri quando stai pareggiando, o peggio ancora, perdi. Anche in azienda puoi fare quattro chiacchiere negli spogliatoi, trasformando i tuoi compagni di squadra in amici!

Freelancing vuol dire libertà. Anche di scegliere una catena…

Da freelance puro quale volevo essere, ho creduto fermamente che i posti fissi e le collaborazioni stabili fossero la morte.

Mi ripetevo che non potevo affidare il 60% del tuo fatturato ad un solo cliente, ma, a un certo punto mi sono detto: scusa Gio, ma perché? 

Certo, può sembrare una strategia fallimentare, ma se rispettare le regole di economia significa rinunciare a un committente che ti riempie giorno dopo giorno di sfide nuove, che ti fa conoscere realtà disparate o collaborare con la gente giusta, scusa il francesismo, ‘sti gran cazzi!

Sì, essere un libero professionista, può voler dire rifiutare lavori o incatenarsi a qualche realtà. Nel caso degli avvocati un’azienda da rappresentare, dei medici una clinica con la quale collaborare, di noi creativi un’agenzia.

Non studiare, formati!

Sono una persona curiosissima, mi appassiono a tutto, riesco a passare ore a documentarmi, sottolineare, approfondire. Compro libri, prendo appunti, imparo. Sì, imparo, ma non studio. Semplicemente mi formo.

Ho sempre visto lo studio come un’attività da fare seduto alla scrivania, tra una puntata dei Simpson e l’uscita con gli amici. Una cosa da fare in uno slot predefinito (per dirla, come piace ai colleghi marketer milanesi). Formarsi invece non ha limiti, non ha spazi. Formarsi vuol dire crescere.

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Perciò non studiare. Formati. So che sembra la stessa cosa, ma per me, formarsi vuol dire avvicinarsi allo studio non come a qualcosa di dovuto bensì come una scelta per te stesso, per i tuoi clienti, per migliorare la tua professione o il tuo modo di porti.

Sperimenta continuamente

Io non ho fallito duemila volte nel fare una lampadina; semplicemente ho trovato millenovecento-novantanove modi su come non va fatta una lampadina”. Lo so che è una frase abusata, nel mondo delle infografiche acchiappa like sui social, ma il punto è: non avere paura di osare. Fallo con cognizione, ma sperimenta, tenta, prova.

Alle brutte avrai imparato qualcosa! No?

Appassionati o molla

Faccio il creativo. Creo strategie di contenuto, le metto a terra, scrivo. Credo però che alcune regole siano comuni a tutti i settori. Una di queste è proprio: appassionati o molla!

Che tu lavori per conto tuo o in azienda, ci sono dei problemi, dei progetti, delle task (il marketer che in me non lo riesco a tacere, scusa!) che non riesci a risolvere tra le 8 e le 17. Certe cose ti logorano dentro e, sai che c’è? Che un po’ è giusto così. Per fare qualcosa bene devi appassionarti.

Non senti che quel lavoro fa per te, che non ti interessa realmente portarlo a compimento? Lascialo ad altri. Fa paura, lo so, ma, alla fine, renderai un servizio migliore al capo, al cliente e pure a te stesso. 

OLT: ottimismo, lavoro, tempismo

È dura. Cazzarola se è dura. È dura proprio essere adulti e far conciliare il tutto: l’allenamento con lo studio universitario; le esigenze dei clienti con quelle della famiglia. Si fa, però. Anzi s’ha da fare.

Come? Io mi sono trovato dei principi, che mi hanno aiutato a scrivere una specie di ricetta tutta mia. Per sopravvivere? Ci vuole ottimismo, lavoro duro e pure tempismo

Sì. Devi sapere, esserne consapevole, che ogni brutto momento passa. Devi solo affrontarlo con tutta la forza che hai e, se non è sufficiente, farti aiutare dai tuoi familiari, gli amici, il partner e i compagni di squadra. Tutti. Affronta il momento, superi l’onda grande e ricominci.

Devi essere pronto a lavorare duramente, spesso oltre l’orario di lavoro. A fare il tutto per tutto, ma con cognizione di causa: lo stacanovismo, no.

Tempismo, sì ce ne vuole. Diciamo che è una variabile che non dipende da me, o da te… è fortuna. Tutto qua.

Tempo libero? Certo che sì

Tutte quelle menate sul non guardare l’orologio sono vere e giuste, ma non scordare te stesso. Una vita di solo lavoro è una vita orribile. Prenditi il tuo tempo per allenarti, per giocare con i tuoi nipoti, di coccolare i figli, di stare con il tuo partner, di viaggiare. Prenditi il tuo tempo! È sacro.

Sono trascorsi due anni da quando sono passato dall’essere disoccupato, dopo una discussa dimissione, al momento in cui ho aperto la mia partita IVA. Non so se sono un buon freelance, non sono diventato ricco, ma ho scoperto come essere felice. Non è una ricetta per tutti. È semplicemente la mia.

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