8 marzo, auguri alle donne che ce la stanno facendo Studentesse, giovani lavoratrici, mamme e nonne. Nessun premio o nomina, ma "solo" la vita vera

8 marzo. Tutti quanti, oggi, ci siamo svegliati con una consapevolezza: gli articoli sull’universo femminile non sarebbero mancati. Meme al mattino che circolano su Whatsapp, articoli sulla vita lavorativa delle donne, nei quali si evidenzia ancora il dislivello tra le paghe dei colleghi maschi, infografiche che mettono in mostra i più disparati numeri, approfondimenti sulle X donne che hanno fatto carriera.

Soprattutto i portali specializzati in marketing e management, infatti, per questa giornata, avranno lavorato duro cercando contributi a destra e manca: serve una manager tosta che nessuno abbia mai sentito. E allora vai di ricerca, di premi, di dottorati.

Come lo so? Ho cercato. Ho cercato perché anche io, nel preparare i piani editoriali, ho dovuto tener conto di questo evento che, sicuramente, ci permette di conoscere tante bellissime storie. Personalmente amo le biografie, amo le narrazioni che mi danno speranza, che mi ricordano che anche io posso farcela. Durante il mio lavoro di scouting, però, mi sono reso conto che non tutto è stato detto.

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Il web pullula di case-study di successo, ma sui work-in-progress non c’è nulla, o quasi. Sì, perché dietro ogni imprenditrice blasonata, ci sono ore passate a lavorare; alle spalle di tutte le manager che hanno unito carriera alla famiglia, troviamo grandissimi sacrifici; nascoste sotto le toghe delle avvocatesse finite in prima pagina per l’ultima causa importante si celano anni passati a lavorare in piccoli studi (o grandi) senza alcuna retribuzione.

E allora io, che sono circondato da donne che si sono sempre date da fare per la famiglia, il lavoro, il successo negli studi, ho pensato di dedicare un piccolo omaggio proprio a quelle lì: a quelle ragazze, quelle giovani donne che ce la stanno facendo.

Proprio mentre scrivo questo articolo penso a mia madre, che a 56 anni ha ottenuto, dopo anni di supplenze, il suo ruolo. Abilitata a 20 anni, ha cominciato a saltellare di scuola in scuola fino a quando a settembre, in una calda mattinata, ci ha scritto un messaggio dicendoci che “ce l’aveva fatta”. Penso a mia sorella, quasi 30 anni, che lavora da quando di anni ne aveva 19. Che oggi, è il braccio destro di mio padre nella loro ditta e che si spacca per 10 ore al giorno, 6 giorni su 7, trovando anche il tempo di prendersi cura dei nostri due cani e due gatte (ok, Moca, a tal proposito: lo zoo è al completo).

A pochi metri da qui, ho due cugine che stanno cercando di laurearsi perché credono nella loro scelta e confidano in un paese che sia in grado di restituir loro qualcosa: un’occupazione. A qualche chilometro, immagino mia cugina che bacia mio nipote, mentre esce di casa per andare al lavoro. Otto ore in cui non farà altro che pensare, tra una task e l’altra, a quel biondo paffutello. Ancora, vedo sua sorella, una partita IVA, che ha alle spalle turni di 24 ore nelle cliniche veterinarie partenopee e che oggi cerca la stabilità in un piccolo centro d’Abruzzo.

Penso alle amiche. A Iole, che negli ultimi due anni di giurisprudenza ha buttato giù più caffè di quante siano state le ore totali di sonno per laurearsi in tempo e fare subito la pratica da avvocato. Praticantato che ha finito, affrontando un esame di stato, mentre traslocava, e del quale aspettiamo gli esiti. Guardo a nord e vedo Gessica, a Milano, che cerca di fare carriera in una multinazionale, mentre porta avanti con me il nostro progetto; a Stephanie che tutti i giorni corre affannata alla corriera e mi manda audio in stile maratoneta per dirmi che anche “oggi ce l’ha fatta” ed è in viaggio verso Udine, da San Daniele. A Benedetta, la mia dottoressa Grey, che alle 8 puntuale mi aspetta per una chiacchierata mattutina in cui facciamo il punto dei lavori mentre mi racconta di Matilda. La stessa Benedetta, la risentirò più e più volte, spesso proprio in compagnia della sua Mati, una futura donna di successo; perché anche lei, a 6 anni, ce la mette tutta e “con quel 9 a disegno proprio non si sentiva a suo agio”. Mi concentro e vado oltralpe; c’è la nostra capa, Sabrina, che corre tra Lugano, Bellinzona, Zurigo e non so dove altro, con Slack aperto e Gmail sul tablet, tra clienti e noi del team che, ammettiamolo, siamo rumorosi sulle chat di gruppo.

A te, che ti svegli all’alba e vai al lavoro. Mossa dalla necessità, dal desiderio di aiutare la tua famiglia o di renderti indipendente. A te che hai accettato un posto da barista in attesa di trovare la tua strada, a te che fai la commessa part-time ma “speri in qualcosa di meglio”.

A mia nonna, che ha fatto tanto per suo marito, per i suoi figli e fa tantissimo per noi nipoti, invitandoci ogni domenica a pranzo. Anche tu, nonna, stai continuando a fare qualcosa. Tu non miri ad una nomination su Forbes, tu cerchi solo di insegnarci ad essere una famiglia unita.

A te, a tutte voi piccole grandi donne, io faccio i miei auguri e vi, ringrazio. Perché ho imparato tanto, imparo e ho ancora molto da imparare, da ognuna di voi. Dal coraggio, la dedizione, la passione, l’amore.

Auguri!

 

Una risposta a “8 marzo, auguri alle donne che ce la stanno facendo Studentesse, giovani lavoratrici, mamme e nonne. Nessun premio o nomina, ma "solo" la vita vera

  1. Nel giorno più rosa che sia ringrazio io te, per essere un uomo capace di vedere qualcosa di speciale in ognuna di noi! Grazie di cuore ❤️

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