Paola Liberace, agli imprenditori: “Investite, innanzitutto nel capitale umano” La responsabile della Vetrya Academy è chiara: le PMI italiane possono replicare il modello di Vetrya

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Vetrya è l’azienda in cui tutti vorremmo lavorare. È la società con la quale ogni consulente vorrebbe collaborare. È questo quello che ho pensato assistendo allo speech di Paola Liberace, durante lo scorso Digitalklive.

La multinazionale, che ha fatto dell’approccio olistico il proprio mantra, è una di quelle società che ha saputo adattarsi nel tempo. Ha sposato i cambiamenti, adattando il suo core-business all’era del digital. Oggi offre servizi nel settore dei media, dell’advertising, dell’entertainment ma è passata alle cronache per la qualità del lavoro che offre al suo team.

Formazione continua, ristorante aziendale (perché i pranzi su ordinazione comportano meno sprechi), asilo aziendale, un’academy aperta a neodiplomati, studenti e neolaureati. Insomma una realtà moderna, oseremo dire futuristica, che ha sede ad Orvieto, cittadina umbra.

Insomma: Vetrya è veramente fighissima (sì non riesco ad esprimere il mio stupore con una parola meno azzeccata) e allora mi son detto che era giusto dedicare qualche minuto a questa società. Come? Intervistando Paola Liberace, giornalista freelance, blogger per Il Sole 24 Ore e responsabile della Vetrya Academy.

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“Pensare in grande è la chiave di successo anche per le piccole aziende”. Questa è una delle frasi che hai usato per cominciare a parlare di Vetrya durante lo scorso Digitalklive. Un massima forte, decisa, ottimista. Secondo te perché la maggior parte degli imprenditori non riesce a farlo?

Ho grande rispetto per gli imprenditori, per il loro coraggio e la loro capacità di vedere più in là e investire sul futuro. Spesso anche in chi fa impresa è forte la tentazione di fermarsi: magari perché accontentarsi di quello che si sa fare bene, invece di provare a scommettere su qualcosa che ancora non esiste, è più semplice, o magari per il venire meno della fiducia che ha nutrito il percorso dell’impresa. Crescita, sviluppo, ampliamento degli orizzonti non possono prescindere da questa fiducia. Luca Tomassini (CEO di Vetrya, ndR.) ama dire che “i pessimisti hanno quasi sempre ragione ma gli ottimisti cambiano il mondo”.  

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Vetrya è un’azienda che ha un approccio olistico. Ciò vuol dire che in tutte le sue attività (siano esse di marketing o di altra natura) l’azienda si cura del territorio, dei suoi collaboratori, dei suoi fornitori. Di tutto. Può una PMI avere un approccio simile?

Può e deve. Parafrasando una celebre massima si potrebbe dire che nessuna azienda è un’isola: la capacità di fare rete con le singole realtà del contesto – sociale, comunitario, territoriale – è la garanzia di ancoraggio a un terreno solido sul quale crescere. Questo non significa rinunciare a spiccare il volo, puntando all’eccellenza, ma sapere che in nessun caso questo volo può avvenire in solitaria.

Volendo avere un approccio olistico, da dove dovrebbe cominciare l’imprenditore medio. Consiglieresti tre mosse agli imprenditori molisani?

Anzitutto comincerei dalla qualità delle persone: investire nel capitale umano dell’azienda è prioritario e a mio parere anche più lungimirante di altri investimenti. Su questa base mi sento poi di sensibilizzare chiunque faccia impresa a fare l’esercizio di cambiare il punto di vista: riconoscere in se stesso, produttore o distributore di beni o servizi, il consumatore di altri beni o servizi prodotti e distribuiti da altri. Mettersi nei panni di chi sta dall’altro lato, pensando all’esperienza che si vorrebbe avere, consente di avere idee, comprendere bisogni e trovare soluzioni altrimenti invisibili. Questa rivoluzione della prospettiva è facilitata nell’era digitale che ci troviamo a vivere. Credo infine che sia importantissimo non minimizzare mai la portata dei cambiamenti, nascondendoli a se stessi per evitare di affrontarli, ma che sia opportuno domandarsi da subito quali opportunità possano veicolare.

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Team-building e formazione continua. Quanto sono importanti in Vetrya?

Sono fondamentali, per la ragione che già dicevamo: se non si parte dalla qualità delle persone e dalla cooperazione difficilmente è possibile crescere. Ma quando si parla di formazione continua bisogna intendersi: non esiste solo né soprattutto quella “formale”, tradizionale e questo ormai chi si occupa del tema lo ha capito. Proprio perché nell’era della rete i confini tra personale e professionale sono più labili; ciascuno in azienda deve farsi carico della propria crescita su entrambi i canali, impegnandosi a condividere le esperienze con gli altri: lo scambio “peer-to-peer” va curato e promosso al pari dei corsi in aula.

Detox-room e nido aziendale a parte (una vera chicca che però vedo di difficile adozione nelle piccole e medie aziende), il modello di Vetrya è realmente replicabile? Come?

Personalmente ho trovato in Vetrya una realtà che ha dell’eccezionale, ma sarebbe bello che non restasse un’eccezione: si può partire dall’abolizione della timbratura, dall’attenzione all’ecosostenibilità, dall’osmosi di valore con il territorio attraverso iniziative di promozione sociale e culturale. Partire non è impossibile: spero davvero che siano sempre di più a scegliere di farlo.

 

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